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Effetto Tetris – Due chiacchiere con Jonas Neubauer | Intervista

Esattamente un mese fa, per la rubrica Esport del numero 360 di The Games Machine ho fatto una improvvisata quanto piacevolissima chiacchierata via web con Jonas Neubauer: un bar manager californiano, il 7 volte campione del mondo di Classic Tetris o, addirittura, persino un sessantenne di Albacete, a seconda della persona alla quale chiedete infromazioni a riguardo.

«Sono contento che voglia diffondere la nostra storia all’estero» mi ha detto in chiusura. «Vorrei davvero che tutto questo diventasse qualcosa di internazionale. È bellissimo come riesca, in un certo senso, a “riunire i continenti”».
Anch’io sono felice di averlo fatto. Non solo per via della sua grandissima disponibilità ad arrangiare un’intervista in meno di 12 ore per parlare di videogiochi dopo la mezzanotte con qualcuno oltreoceano. È anche perché uno dei miei super colleghi dalle parti di TGM, Daniele, mi ha raccontato di aver cercato e guardato le finali del World Championship 2018 proprio dopo aver letto il mio articolo in fase di impaginazione. Un risultato al quale teoricamente miravo ma che mi ha comunque sorpresa parecchio.

Non starò qua a prendermi i meriti, ovviamente. Ad aver giocato il ruolo chiave è stato Tetris stesso, che Jonas mi ha giustamente descritto come «questa cosa virale a cui tutti, a un certo punto, hanno giocato almeno una volta o con il quale hanno avuto a che fare. Quando mi capita di parlarne», mi ha spiegato, «almeno una persona nella stanza ne ha sentito parlare. È un bizzarro topic di conversazione, con il quale ci si può facilmente rapportare».
Un altro “sintomo” dell’effetto Tetris? Di sicuro un sentimento che, mi duole ammetterlo, è difficile da provare quando si ha a che fare con altri tipi di esport.

C’erano una volta Nintendo e Twin Galaxies

Correva l’anno 1990 quando Nintendo decise di organizzare il suo primo World Championship. Protagonisti della competizone furono tre titoli popolarissimi: Super Mario Bros., Rad Racer, e Tetris. Il giovanissimo Jeff Hansen vinse nella categoria under 11, Thor Aackerlund in quella 12-17 anni e Robert Whiteman nella 18+. Da allora, l’unico sistema per competere, in un modo o nell’altro, rimase quello di far registrare il proprio punteggio più alto sulla piattaforma Twin Galaxies, una specie di database che raccoglieva tutti i record dei giochi più popolari del periodo.
Fu solo 19 anni più tardi che un giocatore di nome Harry Hong reclamò il primato per il raggiungimento del massimo score possibile su Classic Tetris: 999.999. Quella fu la prima scintilla che spinse nuovamente verso la ricerca di un vero campione e che portò, nel 2010, alla realizzazione del primo Classic Nintendo World Championship. Ad accorrervi non fu solo Hong, ma una sfilza di altri maestri del puzzle game, tra cui lo stesso Jonas Neubauer e il leggendario Aackerlund.

In meno di 10 anni, il CTWC ha fatto dei veri passi da gigante, sia in termini di pura e semplice competizione che di spettacolo.
«Per farti capire quanto, vorrei paragonarti la prima all’ultima edizione. Il primo anno fu molto conveniente per me. Si tenne a Los Angeles e non c’erano competitor internazionali, soltanto tanti giocatori locali, per lo più provenienti dalla California. Qualcosa come 50 o 100 persone nelle qualifiche più altre 7 già nel bracket». Questi ultimi – tra cui lo stesso Jonas Neubauer – erano stati direttamente invitati per merito e infilati nella Top8, in base ai loro punteggi più alti registrati su Twin Galaxies.

«Fu un torneo super piccolo. Quest’anno, invece, ho giocato contro un islandese nella Top8, contro un giapponese nella Top4… È più o meno lo stesso numero di partecipanti ma è più internazionale, lo skill level si è decisamente alzato ed è tutto molto più intenso. Ci sono stati giocatori che hanno vinto con 500.000 punti, mentre io e altre persone abbiamo fatto anche qualche record».

Jonas Neubauer contro Harry Hong nella finale della prima edizione del CTWC

Non era facile immaginare una crescita simile, all’epoca e, sicuramente, neanche pianificarla. Se si pensa che persino Riot Games faticò a far decollare i suoi mondiali, i primi anni, si riesce a mettere in prospettiva quanto questa piccola community americana sia riuscita a costruire nello stesso lasso di tempo, con solo un briciolo delle risorse riservate a League of Legends.

«Il torneo rischiò quasi di non uscire fuori da Los Angeles. Il secondo anno cadde in termini di partecipanti e copertura. Per questo [nel 2012, ndr] lo spostammo a Portland, nel bel mezzo della Retro Games Expo. Ciò gli diede nuova linfa vitale, anche se rimase ancora molto piccolo in quanto a numero di competitor e di copertura. Decisamente, non suscitava tutto questo interesse su YouTube».
Ci volle quel tocco in più a spingere Classic Tetris e il suo World Championship verso la consacrazione da evento di nicchia a vero e proprio spettacolo esport.
«Una persona, Trey Herrison, venne da noi e aggiunse i bordini e gli score sullo schermo, rendendo tutto più chiaro. Così, più o meno nel 2015, l’evento iniziò ad attirare molta più attenzione. Da lì crebbe lentamente fino a farci arrivare dai circa 3000 spettatori dello scorso anno ai più di 30 mila per le finali di quest’anno».

Per avere un paragone concreto, sono circa duemila in più rispetto al picco registrato durante tutta la stagione regolare del campionato di NBA 2K e circa cinquemila in più rispetto allo SMITE World Championship.
Un successo meritato, non solo per lo sforzo dell’intera community coinvolta. Anche per l’intenso spettacolo offerto dai giocatori, impegnati in una competizione che persino uno come Neubauer arriva a definire fisicamente sfiancante.
«È la versione distillata della sfida tra due persone, con lo stesso set di pezzi». Un vero e proprio esport, dunque.

Crescere insieme

Le capacità individuali dei singoli non sono l’unica cosa a colpire se si segue attentamente il CTWC. Il senso di community e affiatamento tra i partecipanti (e persino tra gli organizzatori) è peculiare, così come l’altissimo livello di sportività.
«La community è più grande, ma è rimasta comunque molto compatta come il primo anno, se non addirittura di più. Questo perché ci sono persone che hanno disputato ogni singola edizione del torneo quindi ogni volta, anche grazie ai Tetris After-party e ai meet-up pre gara, i legami si cementano».

Non solo. Anche una schiera di nuovi giocatori, “capitanati” dal nuovo campione Joseph Saelee (il secondo, a oggi, ad aver battuto Jonas Neubauer in una finale mondiale), sembra essere parecchio interessata a questa disciplina.
«Penso che la nuova generazione sia incredibile e non credo che sarebbe esistita senza una manciata di giocatori sulla quarantina», ha commentato con una risata. «Spero che questo abbia acceso la fiamma e fatto appeel a una porzione più giovane di audience».

Attirare nuovi talenti e semplici entusiasti, tuttavia, non è facile come può sembrare. Non per forza per via di “concorrenti” più famosi sulla piazza, ma più semplicemente per via della piattaforma di gioco, rimasta da allora il classico NES.

«Stiamo avendo a che fare con hardware che sta invecchiando ed è difficile per le persone che vogliono partecipare. La domanda che più spesso mi viene rivolta sul mio canale Twitch [NubbinsGoody, ndr] è come fare a competere a questo livello e la mia risposta è sempre la stessa: devi procurarti la giusta TV, i cavi adatti e quei vecchi controller di 30 anni fa!».
Una barriera sicuramente molto alta che, secondo Jonas, potrebbe essere abbattuta dalla stessa Tetris Company o da qualche altro publisher. «Sarebbe davvero divertente vederlo in una piattaforma come la Switch, che posso istantaneamente prendere per giocare contro di te su internet. Classic Tetris potrebbe incontrare il ventunesimo secolo e coinvolgere molti più giocatori».

La chiacchierata con Jonas Neubauer non è terminata qua. Per il numero di dicembre di TGM – che trovate da circa una settimana in edicola e sugli store digitali – abbiamo discusso più approfonditamente di cosa accomuni Classic Tetris agli esport più popolari, della community e persino degli insegnamenti che il puzzle game più famoso al mondo potrebbe dare all’industria. Una sorta di piccolo viaggio alla scoperta, tassello dopo tassello, del passato e del presente del titolo e dell’intero mondo dell’esport che noi tutti conosciamo e apprezziamo.

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Altre info su Erica Mura

Dopo aver terminato i suoi studi in giornalismo continua a stare ore a giocare al PC, ma con meno sensi di colpa. Adora i videogame perché ama immergersi nelle atmosfere magiche di qualsiasi mondo fantasy - da Lordran a Runeterra, da Atreia alla Sardegna. Dal cibo, sua altra grande passione, ha portato all'interno delle sue esperienze videoludiche la predilezione per il sale.

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