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Tra candeline e Fragzone: buon compleanno TGM esports | Editoriale

Alle pagine 110 e 111 del numero 244 di The Games Machine (datato febbraio 2009, esattamente 10 anni fa) c’era la Fragzone dedicata al Gameland. “Un evento per console a fare da apripista a uno dei più grossi tornei PC per Call of Duty 4 in terra italica”, con oltre quattromila partecipanti e 80.000 euro di montepremi.
Quante cose sono cambiate da allora! La scena competitiva locale dell’FPS Activision non gode più della stessa salute e i montepremi, almeno per la maggior parte degli eventi dello Stivale, sono stati abbondantemente ridimensionati. Tuttavia, sarebbe incredibilmente sciocco concentrarsi solamente sui lati negativi del passaggio del tempo.

Per esempio, ora sulla rivista la parola esport è scritta senza il trattino. La community, dal canto suo, sta continuando a maturare e capire lezioni fondamentali, come prendere meno sul serio gli Awards o smettere di dire Anno Zero.
Ma soprattutto, nell’arco di questi 10 anni, tantissimi giocatori e team italiani hanno fatto un altro salto di qualità, raggiungendo le vette più alte dei circuiti internazionali. Da LoL a StarCraft II, passando per Rainbow Six Siege, PES, FIFA, Quake, Tekken, Hearthstone, simracing vari e chi più ne ha, più ne metta. Il tricolore ha sventolato ovunque nel mondo e, anche se con un pochino di ritardo, il nostro Paese si sta conquistando un posto d’onore nel Vecchio Continente.

C’è anche un’altra cosa che non è cambiata: la voglia di raccontare. Alle pagine di carta di The Games Machine – un tempo Fragzone, oggi semplicemente Esports – si sono aggiunte, il 27 febbraio di due anni fa, quelle virtuali di questo sito. Tante le firme che si sono alternate al suo interno. Alcune sono rimaste, altre hanno scelto altre strade, ma ognuna di esse è stata un tassello fondamentale che ha contribuito, a suo modo, a puntare un piccolo faretto su tantissime imprese degne di essere portate alla luce.
Di bocca in bocca, di giornale in giornale, di radio in TV, le competizioni videoludiche stanno pian piano ricevendo l’attenzione che meritano e sempre meno persone continuano a catalogare i videogiochi come un passatempo per bambini o adulti con la sindrome di Peter Pan.

fragzone

Non sono solo questi grandi successi a spingerci ad andare avanti. C’è la pura e semplice passione per le competizioni, innanzitutto. Ma anche un dettaglio un po’ più intimo, che continua a legare indissolubilmente il più famoso dei giornalisti al più riservato dei fan.

È quella strana sensazione di trovarci tutti dentro una grande e confusionaria famiglia. Si parte dall’unità più piccola – che sia una squadra amatoriale o una redazione in cui la mattina ci si sveglia per fasi gli auguri di buon secondo anniversario – e si finisce agli spalti di un grande torneo, o tra la calca della più caotica delle fiere. E non importa quanti litigi, scontri e attriti si creino col tempo. Ci sarà sempre quel robusto filo a tenerci stretti, pronto a raddrizzarci la rotta e farci navigare tutti nella stessa direzione.
È la consapevolezza di avere una passione in comune e non essere mai soli. Di trovare, sempre e ovunque, qualcuno che parli la nostra stessa lingua. E in fin dei conti non è forse questo il significato più semplice e profondo dello stesso esport?

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Altre info su Erica Mura

Dopo aver terminato i suoi studi in giornalismo continua a stare ore a giocare al PC, ma con meno sensi di colpa. Adora i videogame perché ama immergersi nelle atmosfere magiche di qualsiasi mondo fantasy - da Lordran a Runeterra, da Atreia alla Sardegna. Dal cibo, sua altra grande passione, ha portato all'interno delle sue esperienze videoludiche la predilezione per il sale.

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