Home / Editoriali / La mia redazione a distanza

La mia redazione a distanza

Mi chiamo Erica, sono nata nel 1990 in Sardegna e da 2 anni vivo in una redazione a distanza.
È difficile, per chi non l’ha mai provata, capire la mia situazione. Non ci sono caffè insieme al mattino, chiacchierate sul divano, passeggiate e pranzi insieme. Al contrario, ci sono chat aperte su qualsiasi piattaforma esistente al mondo, GIF e screenshot a palate, messaggi vocali (purtroppo!) e riunioni notturne alle quali, puntualmente, qualcuno arriva tardi, a qualcuno non funziona il microfono e io mi presento senza aver ancora cenato.
C’è un non so che di malinconico e rassicurante allo stesso tempo nel vivere in una situazione simile. In molti potrebbero pensare che stare separati e così distanti non aiuti, che non si cresca, che “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”.
E invece la mia esperienza mi ha insegnato, fortunatamente, che la realtà è ben diversa.

Una redazione a distanza è fatta di piccole ma grandi cose, di link e tag dell’ultimo secondo, di favori fatti e ricevuti, di risate, sfuriate e parole di conforto.
Quando si vive in questo modo sono più le volte in cui ci si promette di vedersi, prima poi, per qualche occasione, di quelle in cui ci si incontra veramente, ma quando succede è davvero un momento speciale e non si torna mai a casa (troppo) tristi.
È una situazione non sempre facile, sia ben chiaro, specialmente quando la “vita reale” ti reclama lontano dallo schermo o quando i problemi che ti si parano davanti sembrano più grandi del solito. Ma conoscersi pian piano, diventare un vero team e superare gli ostacoli insieme di volta in volta è forse ciò che più mi ha spinta a rimanere su questo sentiero, anche quando sembrava una perdita di tempo o un gigantesco sbaglio – e credetemi, di giorni così ce ne sono stati tanti.

Ho avuto l’immensa fortuna di iniziare questa strada in maniera diversa da quella che mi era stata dipinta, anni fa, sui banchi dell’università. Certo, lì dentro avevano ragione su un sacco di cose: niente soldi a palate, una fatica immane e critiche da chi non ha la minima idea di cosa sia questo mestiere, se non quella malsana del “tutti possono farlo nell’era di internet!”.
Nondimeno, per fortuna, si sbagliavano su un punto fondamentale: il fatto che sarei stata sola.
Non so cosa riserverà il futuro, a me e alla mia redazione a distanza. Può darsi che un giorno o l’altro riusciremo finalmente a far trionfare l’amore e andare a convivere tutti sotto lo stesso tetto. Può anche darsi che, al contrario, finiremo per andare ancora più lontani l’uno dall’altro.
Non credo davvero che mi interessi saperlo, per ora. Certo, la stabilità è l’obiettivo di tutti, ma quando penso a quelli meno fortunati di me (anzi, di noi) che vivono in contesti sterili e senza affetto sono già contenta così.
La mia redazione a distanza, per quanto strana, complicata e instabile possa essere, mi ha già dato molto più di quello che speravo quando misi quella sospirata corona d’alloro in testa: un gruppo di amici con cui crescere e imparare quotidianamente, che probabilmente riuscirò a tenermi stretta qualsiasi cosa accada.

Commenti

Altre info su Erica Mura

Dopo aver terminato i suoi studi in giornalismo continua a stare ore a giocare al PC, ma con meno sensi di colpa. Adora i videogame perché ama immergersi nelle atmosfere magiche di qualsiasi mondo fantasy - da Lordran a Runeterra, da Atreia alla Sardegna. Dal cibo, sua altra grande passione, ha portato all'interno delle sue esperienze videoludiche la predilezione per il sale.

Controlla anche

On-Air – Davanti alle telecamere di un evento esport

Anche per il più casual e distratto dei tifosi, quel secondo goal di Del Piero …