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RISE – L’ascesa della narrazione esportiva grazie ai mondiali di League of Legends

Se c’è un ambito in cui Riot Games è riuscita a elevarsi al di sopra della concorrenza è quello della narrazione delle proprie competizioni.

Lo stesso co-fondatore Brandon Beck ha confessato parecchie volte che League of Legends non era inizialmente stato progettato per essere un esport. Fu la community a spingerlo in quella direzione già nel lontano 2010, a pochi mesi dal suo lancio. La casa losangelina, di suo, non dovette far altro che cavalcare l’onda.
Da un lato Riot fu sicuramente fortunata. I primi professionisti che combatterono sulla Landa degli Evocatori erano già di per sé dei protagonisti perfetti, con carisma e peculiarità che ben si prestavano a un tipo di storytelling molto simile a quello classicamente usato negli sport tradizionali. Dall’altro, non si può che rendere il giusto merito allo staff di LoL Esports, che non solo decise di strutturare dei veri e propri campionati stagionali culminanti in un unico enorme evento internazionale (il World Championship), ma riuscì a impostarne il racconto senza fermarsi al lato puramente agonistico e utilizzando le tecniche più disparate.

“Here we are, don’t turn away now,
We are the warriors that built this town from dust”

I primi esperimenti per offrire al pubblico un punto di vista più intimo e personale dei professionisti arrivarono nel 2013, anno di lancio delle League of Legends Championship Series. Tra interviste post partita e brevi video incentrati su giocatori e staff dei vari team (a volte persino sulle loro famiglie), Riot Games permise agli spettatori di creare maggior connessione con i propri beniamini.
Sempre remando in tale direzione, nel 2014 strinse una collaborazione con la band Imagine Dragons, in occasione del quarto World Championship.

Il suo MOBA e il mondo dell’esport in quel periodo stavano crescendo esponenzialmente, di pari passo. Alla casa di Los Angeles serviva qualcosa che celebrasse il duro lavoro dei giocatori e, contemporaneamente, il sogno che ognuno dei fan da casa aveva coltivato fino a quel momento: raggiungere quei palchi così prestigiosi in prima persona.
I 10 ragazzi protagonisti del videoclip di “Warriors” sono partiti dalle soloQ giocate dalle loro camere, arrivati alle prime LAN e giunti fino ai grandi stadi gremiti di spettatori, costruendo con le proprie mani le fondamenta esportive di LoL. Un concetto semplice e chiaro, che caricò di nuovo significato il gioco stesso.

In contemporanea con il brano realizzato con gli Imagine Dragons, Riot games produsse anche un toccante documentario diviso in tre parti (Beginning, Next Level e Road to Seoul). Il lavoro ripercorse i precedenti tre anni del World Championship, con esclusive interviste ai protagonisti.
Col passare del tempo, l’azienda scoprì che mantenere viva la memoria degli eventi passati poteva rivelarsi davvero una carta vincente per imbrigliare l’interazione con il pubblico.

“Now destiny’s calling out your name
So reply, so reply…”

L’esperimento della colonna sonora per i mondiali venne replicato in maniera meno spettacolare nel 2015 con “Worlds Collide” (brano interpretato da Nicki Taylor), che non fu accompagnato da nessun videoclip.
La narrazione visiva fece il suo ritorno l’anno successivo, in occasione del mondiale organizzato negli Stati Uniti. Per l’occasione Riot si rivolse al DJ Zedd, che diede vita al brano “Ignite”.

Caratterizzato da uno stile coloratissimo e peculiare, il video è stato lo strumento utilizzato per connettere vecchi e nuovi fan alla storia competitiva di League of Legends.
Se già nel 2013, infatti, alcuni talent si stupivano del fatto che i nuovi fan non riconoscessero le vecchie glorie di LoL ormai “in pensione”, negli anni successivi il boom di utenti e il progressivo sdoganamento dell’esport anche a livello televisivo crearono una sorta di nebbia sul passato esportivo del MOBA.
Non tutti sapevano che i Fnatic erano stati i primi campioni del mondo, nel lontano 2011, con una lineup quasi totalmente differente. In pochi avevano assistito nel 2012 alla Cinderella Story dei Taipei Assassins, riusciti a sconfiggere le favorite Azubu Frost, NaJin Sword e Moscow 5 e a vincere la seconda edizione del mondiale da semi sconosciuti. C’era persino qualcuno che, ancora, non distingueva il viso di Faker, il più popolare professionista al mondo… Come rimediare?

Il videoclip della canzone di Zedd riprodusse 5 iconici momenti di altrettanti World Championship, dalla ultimate di Yellowstar su Mellisan durante la finale tra Fnatic e Against alla Authority al decisivo teamfight nella finale tra SK Telecom T1 e Koo Tigers, che consegnò nelle mani di Faker e compagni il secondo titolo mondiale.
Allontanandosi un pochino dal tema proposto con “Warriors”, Riot Games tentò di fare un passo avanti, ponendo l’accento della propria narrazione su ciò che aveva permesso ai veri campioni di arrivare in cima: la capacità di saper cogliere le occasioni e di non tirarsi indietro, fossero esse un backdoor durante una finale sul filo del rasoio o un complicatissimo furto di Baron Nashor.

In questo caso, i produttori ebbero anche la possibilità di caratterizzare i singoli protagonisti del video e i loro campioni. Alla superstar Faker (seduto a sgranocchiare un broccolo con sguardo severo in cima a una gigantesca coppa, avvolta da centinaia di braccia) è contrapposto un Ryze sghignazzante, che compare da solo dalla giungla di fronte alla squadra nemica senza mostrare la minima paura. Ai cinque membri dei Taipei Assassins, abbracciati per difendersi dai pugni sferzati dai giganti Azubu Frost, segue una Orianna all’inseguimento, decisa a non farsi sfuggire la possibilità di un’uccisione. E così via.

“But you’ll never see the price it costs
the scars collected all their lives”

Il 2017 fu l’anno di “Legends Never Die” , in collaborazione con gli Against the Current. Questa volta Riot ritornò sui suoi passi, reintroducendo una narrazione visiva più “generica” incentrata sul parallellismo tra il durissimo allenamento dei campioni del gioco (Ashe, Lee Sin e Garen) e quello dei giocatori. Il lavoro di un professionista non è affatto semplice; impegno e perseveranza, però, possono condurlo a realizzare i suoi sogni.

Al quartier generale di LoL Esports non dimenticarono, comunque, i consueti sguardi al passato. Tre trailer misero in luce la storia di altrettanti pro player, protagonisti di cocenti sconfitte durante i mondiali e costretti a trovare il modo di guardare avanti: Doublelift, Crown e Xiaohu.

narrativa

“And when the giants call to ask you
what you’re worth…”

La capacità di rialzarsi dopo una caduta è una parte fondamentale nel percorso verso l’immortalità descritto in “Legends Never Die”. Lo sa bene il veterano Ambition, ex midlaner reinventatosi jungler, che proprio nel 2017 riuscì finalmente a far crollare gli SKT dopo la sconfitta in finale dell’anno precedente, e a mettere a segno una splendida storia di redenzione insieme ai suoi Samsung Galaxy.
Lo sa altrettanto bene Faker, l’Unkillable Demon King, il “Dio”, che pianse lacrime amare davanti a milioni di persone dopo quel 3-0 subito, dimostrando anche ai più scettici che nemmeno il giocatore più famoso al mondo è un robot senza sentimenti.

Quest’anno con “RISE” Riot ha puntato nuovamente a una narrazione nostalgica e piena zeppa di riferimenti, raccontando proprio il travagliato percorso di Ambition verso il titolo di campione del mondo di LoL.
Trovatosi nuovamente al punto di partenza dopo la sconfitta, il jungler coreano raccoglie 3 armi – quelle di Kha’Zix, Sejuani e Jarvan IV – e inizia nuovamente la scalata. Sul suo percorso, naturalmente, è costretto a battere altri contendenti al trono. Il midlaner dei G2 Perkz nei panni di Yasuo e il marksman degli RNG Uzi in quelli di Vayne sono solo l’antipasto di quello che si rivela l’ultimo scontro con Faker e il suo Ryze, prima di poter aggiungere il proprio nome a quello dei migliori giocatori di sempre.

L’elevatissimo numero di citazioni di elementi del gioco (dalle skin alle armi dei campioni) fa solamente da contorno alla magistrale narrazione dell’intera competizione. La via verso la vittoria è disseminata dagli stendardi delle squadre che hanno fallito nel corso degli anni e da chi, ancora, non ha smesso di lottare. Il percorso è lungo e la coppa è custodita in cima a un’imponente montagna, dove solo i più grandi sono riusciti ad arrivare.

Il finale è, invece, dedicato ai protagonisti di questa edizione del World Championship: vecchie glorie e wildcard che si preparano a compiere la stessa scalata, sfidando le stesse avversità per provare a raggiungere la cima.
Soprattutto, è dedicato a Uzi. Con una storia di “insuccessi” alle spalle simile a quella di Ambition, segnata da due medaglie l’argento e una di bronzo collezionate in 4 anni, la superstar cinese è pronta a combattere ancora una volta e a portare i propri compagni degli RNG sul tetto del mondo di League of Legends.

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Altre info su Erica Mura

Dopo aver terminato i suoi studi in giornalismo continua a stare ore a giocare al PC, ma con meno sensi di colpa. Adora i videogame perché ama immergersi nelle atmosfere magiche di qualsiasi mondo fantasy - da Lordran a Runeterra, da Atreia alla Sardegna. Dal cibo, sua altra grande passione, ha portato all'interno delle sue esperienze videoludiche la predilezione per il sale.

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