Home / Reportage / Dentro la fucina grazie al press tour di Team Forge ed MSI | Reportage

Dentro la fucina grazie al press tour di Team Forge ed MSI | Reportage

Lunedì 26 marzo un piccolo manipolo di stoici giornalisti è arrivato in Sardegna da tutta Italia. L’occasione? Il primo vero press tour fatto da una squadra italiana di esport. L’evento, sponsorizzato da MSI, ha permesso sia a media del settore che generalisti di dare una prima, vera occhiata al dietro le quinte di una delle più rinomate organizzazioni dello Stivale. Tra i fortunati partecipanti al press tour del Team Forge c’eravamo anche noi di TGM esports.

Da appassionato di League of Legends, avere la possibilità di interagire con alcuni dei migliori giocatori in Italia è stato parecchio interessante.
Da qualcuno in grado di raggiungere il top del ranking europeo ci si aspetta un certo livello di professionalità e le aspettative non sono state tradite. Durante la visita ho avuto il piacere di parlare personalmente con diversi membri del team e tutti sono stati molto aperti e disponibili. Allo stesso modo, anche i piani alti del reparto organizzativo si sono dimostrati più che all’altezza del ruolo che ricoprono.

I trofei vinti dalla squadra di League of Legends in 2 anni di tornei.

 

Quello che non mi sarei mai aspettato, invece, è stato il diffuso senso di umiltà che ha dato colore e risalto alla serata. Anche nei momenti in cui sia il manager Sekuar che il CEO Sirbone avrebbero potuto legittimamente flettere i propri muscoli, in qualità di prima squadra del panorama italiano, i due hanno invece preferito mostrare di avere i piedi per terra e uno sguardo rivolto al futuro.

Dentro la fucina

I Forge sono un team molto particolare. Come il nome stesso suggerisce, lo scopo dell’organizzazione non è solo quella di creare una squadra in grado di competere ai massimi livelli.
Solamente una manciata di giocatori, di qualsiasi titolo si parli, sono in grado di raggiungere un livello di abilità tale da agguantare il top Tier della classifica. Di questi, ancora meno sono quelli che riescono a competere con i professionisti. La squadra sarda ha dunque deciso di prendere in mano la situazione, creando una vera e propria fucina da cui arriveranno i pro-player di domani.

Tutti i ragazzi scelti per vestire la maglia dei Forge, da CS:GO a Tekken, sono altamente qualificati, appassionati e sportivi. Queste caratteristiche, per i proprietari del team, sono imprescindibili: ogni singolo atleta deve essere in grado di rappresentare i valori dell’organizzazione, sia all’interno della propria community che nel mondo esportivo italiano e internazionale.
Nel caso di LoL, ho potuto constatare in prima persona quanto alto fosse il loro livello, anche nella solo queue. Vedere persino le riserve del team italiano aver raggiunto il Master Tier fa decisamente piacere, se si conta che il tempo a loro disposizione per giocare in singolo è davvero limitato da una schedule giornaliera molto impegnativa.

Crescere e collaborare

L’obiettivo dei Team Forge, dunque, non è solo creare delle persone meccanicamente capaci. Il concetto è stato più volte ribadito durante tutto il press tour. Alla base di una buona squadra c’è la collaborazione e il focus principale del management è quello di insegnare al team a esprimersi e relazionarsi con i propri compagni. Una volta raggiunto il massimo livello di gioco, l’unico modo per fare il salto di qualità è diventare una persona bilanciata, in grado di affrontare avversità e problemi, anche in periodi di grande stress.

La gaming house del Team Forge è, in realtà, divisa in due parti separate. Il vero e proprio alloggio – dove i ragazzi mangiano, dormono e passano il proprio tempo libero – e l’ufficio, nel quale si allenano quotidianamente anche 8 ore al giorno.

 

Prendere il proprio futuro tra le mani non è facile. Il solo fatto che questi ragazzi riescano a mantenere la calma durante i match più importanti mette in bella vista il lavoro fatto da tutti coloro che operano alle loro spalle. Per riuscire in questa importante impresa, il Team Forge ha formato una partnership con la CTU, Università della Corea del Sud che offre corsi e attestati proprio al personale esportivo.

I risultati non si sono fatti di certo attendere. In meno di 2 anni, l’organizzazione nel complesso è riuscita a imporsi sul panorama italiano e ora si erge come esempio virtuoso in tutto il territorio nazionale. Quella che potrebbe essere una squadra come tante ha ora tutte le carte in regola per rappresentare il futuro dell’esport nel Paese.

Il vero obiettivo

Oltre le presentazioni del press tour, fatte da MSI e dai vertici dell’organizzazione cagliaritana, a fare da portata principale è stata una partita di allenamento tra i 10 giocatori dei Forge di LoL. A meno di una settimana da uno dei più importanti eventi della stagione – la finale dei PG Nationals Predator – noi della stampa abbiamo avuto modo di assistere dal vivo alla loro ultima e fondamentale fase della preparazione.

Nonostante la deadline incombente e una decina di estranei con carta, penna e fotocamera alla mano si aggirasse per le postazioni, il clima di concentrazione e tranquillità non si è mai spezzato.
Accanto a noi, pronti a rispondere alle domande più disparate, sono sempre stati presenti il manager Sekuar e l’head coach Cristo.
Quest’ultimo, in un angolo della sala, ci ha dato una dimostrazione pratica del suo ruolo all’interno del team. Davanti agli schermi in spectator mode, ha registrato tutto il match dei ragazzi (comprese le loro conversazioni su TeamSpeak), prendendo appunti minuziosi su vari dettagli della partita. Il materiale sarebbe poi stato, come da prassi, analizzato insieme ai giocatori durante la sessione successiva.

Il coach Cristo si serve di ben 3 schermi per osservare i giocatori da più prospettive.

«Un’ora di pratica dei ragazzi, in periodi come questo, corrisponde a 10 ore di lavoro per noi», ci ha spiegato Sekuar. Non è difficile capire il perché. In un gioco come League of Legends, le variabili da tenere in considerazione sia dentro che fuori dal Summoner’s Rift sono talmente tante che l’appoggio dello staff diventa la vera chiave del successo di una squadra. Tutto, dalle meccaniche alla postura davanti al PC, viene quotidianamente osservato e corretto, quando necessario. Un compito non sempre facile, specie se si considera la giovane età dei talenti presenti nel team, lontani da casa e dalla loro quotidianità.
La soddisfazione dopo una vittoria importante, o persino i traguardi raggiunti da alcuni ex giocatori, ripagano sempre e comunque qualsiasi fatica. Proprio come in una vera e propria famiglia.

Dimostrare che in Italia fosse possibile mettere in piedi un progetto così ambizioso è stata la scintilla che ha dato vita al progetto Team Forge nel 2016. Trasformare dei diamanti allo stato grezzo nei prossimi professionisti dell’LCS è diventata, col tempo, la sua vera missione. Dando uno sguardo così ravvicinato al loro operato quotidiano grazie a questo press tour, sono arrivato alla conclusione che l’organizzazione sarda sia davvero sulla strada giusta.

Commenti

Altre info su Gian Filippo Saba

Avido giocatore di qualsiasi genere possibile. Alto 1 metro e 80, pesante quanto un ramoscello d'ulivo, è fortemente convinto che la bravura ai videogames sia direttamente collegata al proprio indice di massa corporea. Nonostante ciò pensa ugualmente di esser il Prescelto in virtù di un sogno rivelatore avuto alla tenera età di 6 anni, in cui Crash Bandicoot gli rivelò i segreti del mondo videoludico.

Controlla anche

g2a

Radici – Un viaggio nella Polonia dell’esport insieme a G2A | Reportage

Nei 5 giorni spesi a gironzolare per la Polonia – su gentile invito di G2A – …