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Esport come strumento di inclusione: la lingua dei segni nella Overwatch League

Circa una settimana fa, in questo editoriale, vi abbiamo parlato dei vari talent dell’esport. Il loro compito, in breve, è quello di raccontare agli spettatori tutta la magia di una competizione: dai veri e propri match fino ai retroscena e alle reazioni post partita. Non sempre questo si rivela un’impresa facile. Una serie di tecniche, ormai quasi standard e consolidate, aiutano i professionisti ad andare ben oltre la semplice descrizione degli eventi sullo schermo.
Ma come ci si comporta quando ci si deve relazionare con fan non udenti?
L’inclusione è sempre stata uno dei punti cardine del mondo degli sport elettronici. Blizzard, in particolare, può vantare una vera e propria interprete della lingua dei segni durante i match della Overwatch League all’Arena di Los Angeles.

Watchpoint: la storia di Danik

La storia del quattordicenne californiano Danik Soudakoff è l’esempio perfetto per descrivere quanto la community dell’esport possa dare il buon esempio.
Da non udente, Danik non è mai riuscito a integrarsi completamente come spettatore su Twitch. Non è difficile immaginare quanto possa essere difficile seguire un intero match di Overwatch una volta esclusi non solo gli stimoli uditivi, ma anche tutte quelle informazioni convogliate dai caster in tempo reale. Tutto è cambiato, però, una volta che il giovane fan ha partecipato agli eventi dal vivo nell’arena.

Non solo Danik è stato aiutato a capire il gioco grazie alla lingua dei segni. Egli stesso ha dato una mano alla traduttrice nello sviluppo di una forma molto divertente e intuitiva di commento tecnico. Fondendo l’aspetto e le azioni in gioco dei personaggi, i due sono ora in grado di identificarli tutti in un attimo, semplificando parecchio il complesso ruolo dell’interprete.
La piccola impresa del fan gli ha permesso di ottenere un posto speciale nel preshow della Overwatch League (Watchpoint) e di incontrare la sua squadra preferita nel backstage.

Solo qualche giorno fa, gli stessi LA Valiant annunciarono la collaborazione con You Can Play Project, a sostegno della comunità LGBT durante il Pride Month.
Tutta questa serie di iniziative è solamente l’ennesima riprova di quanto l’esport possa essere uno strumento adatto ad appianare, fino a far scomparire, qualsiasi differenza.

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Altre info su Erica Mura

Dopo aver terminato i suoi studi in giornalismo continua a stare ore a giocare al PC, ma con meno sensi di colpa. Adora i videogame perché ama immergersi nelle atmosfere magiche di qualsiasi mondo fantasy - da Lordran a Runeterra, da Atreia alla Sardegna. Dal cibo, sua altra grande passione, ha portato all'interno delle sue esperienze videoludiche la predilezione per il sale.

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