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Voci dal ring – Intervista a Ghirlanda

foto di ITL - Italian Tekken League

Alle finali della Italian Tekken League abbiamo avuto finalmente il piacere di fare quattro chiacchiere con Joshua “Ghirlanda” Bianchi. Attivo da anni sulla scena competitiva del più popolare picchiaduro 3d Bandai Namco, Ghirlanda è non solo un giocatore in grado di competere a livello mondiale, ma anche un organizzatore di tornei nazionali. Abbiamo approfittato dell’occasione per chiedergli un po’ la sua sul settimo capitolo della saga con un occhio di riguardo alla scena competitiva.

Il passo in avanti dei picchiaduro

TGM esports: Raccontaci un po’ della tua nuova avventura con gli Exeed. Com’è nata la collaborazione?
Ghirlanda: È nata grazie al fatto che ho conosciuto Maicol “Nurarhion” Massarenti [oggi General Manager Exeed, ndr] grazie al mio precedente lavoro. Da qui è nata una collaborazione che ha portato all’acquisto da parte di Exeed di me come unico giocatore di Tekken della squadra.

TGM esports: È un bel peso da portare?
Ghirlanda: Come unico giocatore, ho due grosse responsabilità, a mio modo di vedere.
Una è la classica “sei l’unico rappresentante del team, quindi devi per forza andare bene”. L’altra è il fatto che sono il loro primo giocatore di Tekken, quindi sono io che devo dimostrare a loro quanto vale investire nel gioco. È una grande responsabilità non solo verso la squadra ma anche verso tutta la scena italiana.

TGM esports: In effetti molti sponsor si stanno affacciando per la prima volta nell’esport, quindi è un buon momento per farsi notare.
Ghirlanda: Sì, è un buon momento. Abbiamo già bellissimi team in Italia, come gli Hell Gaming, i Fox, i Cyberground o persino gli iDomina – che hanno recentemente acquistato Xeon – quindi la scena si sta brandizzando.
Oltre a loro, ci sono anche altri validissimi giocatori che sono attualmente alla ricerca di uno sponsor. Sono valorosi e la cosa che gli manca per poter partecipare al maggior numero di tornei è una copertura per le spese di viaggio.

TGM esports: Una copertura che servirà senz’altro, visti i cambiamenti al Tekken World Tour…
Ghirlanda: Il TWT è stato un boom! L’anno scorso ha veramente rivoluzionato il modo in cui si svolgono i tornei di Tekken, che sono sempre stati eventi ai quali si partecipava non per i soldi o la gloria, ma per orgoglio personale. Questa cosa è un po’ cambiata perché adesso, col World Tour, perché il gioco in sé è molto più famoso. Il giocatore è messo molto più sotto pressione, ogni volta che vince una tappa non può più sbagliare. È stata comunque una cosa positiva perché l’interesse per il gioco è veramente incrementato in modo esponenziale.
Invece quest’anno il TWT ha cambiato delle regole: non c’è più il Region Lock per quanto riguarda le classifiche (quindi una leaderboard divisa per regioni) ma una classifica globale. Questo vuol dire che si qualificheranno i giocatori con più punti al mondo. È indubbio dire che questo sia un vantaggio che riguarda, almeno sulla carta, i giocatori asiatici, che nei picchiaduro sono sempre un passo avanti rispetto agli americani e agli europei.
Sono comunque convinto che sia possibile qualificarsi, anche se c’è sicuramente da viaggiare di più. Da questa struttura sarà favorito chi ha uno sponsor molto solido e, appunto, i giocatori asiatici ma, se vogliamo, questa è più una nota di merito perché se uno è forte è giusto che si qualifichi.

TGM esports: Di sicuro i giocatori con grandi brand alle spalle, come Echo Fox, saranno avvantaggiati dalle maggiori disponibilità economiche. Pensi che questo cambiamento precluderà a tanti la possibilità di arrivare in alto?
Ghirlanda: Una grande preoccupazione che ho non è tanto quella che qualcuno non si riesca a qualificare al TWT se viene da un’altra parte del mondo – come, ad esempio, l’Europa.
La mia paura più grande è quella che gli sponsor, guardando la nuova struttura del Tour, non siano interessati a investire nelle nostre regioni perché, solo a vedere le spese di viaggio, uno potrebbe chiedersi: “Vale la pena investire in un gioco in cui io devo far viaggiare per il mondo i miei giocatori per competere con coreani e giapponesi, senza avere un accesso sicuro alle finali?”. Questa è una cosa che preoccupa molto perché con una leaderboard divisa c’è comunque un numero assicurato di giocatori europei e americani per le finali e questo attira molti più sponsor.
Un’altra cosa che non mi piace è il fatto che ci sia stato un dimezzamento del prize pool delle finali. Per quanto molti giocatori, in un mondo come i picchiaduro, non siano sponsorizzati tanto per le vincite quanto per la creazione contenuti o gli streaming, questa diminuzione potrebbe far pensare agli sponsor non endemici ai fighting games che il titolo non sarà supportato sul lungo periodo. Se si investe la metà di quanto si è investito l’anno precedente vuol dire che ci si tiene meno, è un segnale negativo che il TWT ha dato quest’anno agli sponsor.

TGM esports: Pensi che possa essere anche una strategia di Bandai Namco per spostare un po’ l’attenzione verso altri titoli rilasciati in questo periodo o in uscita a breve, come Soul Calibur?
Ghirlanda: Io stavo pensando a un focus più su DragonBall FighterZ più che su Soul Calibur. Non credo però che sia una responsabilità propria di Bandai Namco quanto di Twitch – partner e organizzatore del Tour. Visto anche il poco supporto ricevuto dalla nostra Lega italiana, il publisher non è molto interessato alle leghe competitive. Anche lo stesso TWT esiste perché c’è Twitch di mezzo, che ha voluto investire. Bandai Namco non è mai stata troppo focalizzata sulla crescita del mondo esport.

TGM esports: Secondo te,  se lo facesse, sarebbe una cosa positiva o negativa?
Ghirlanda: Sicuramente se il publisher offrisse un supporto più grande a chi già di suo crea tornei famosi, sia a livello nazionale che internazionale, non farebbe che bene alla scena. La cosa importante è che non si mettano paletti, magari che vadano contro delle prassi della community.
Per esempio, il Tekken World Tour in sé ha portato una grande novità: il torneo è direttamente un grande double-elimination. Di norma, invece, negli eventi community pre-TWT la struttura era quella a gironi più successiva doppia eliminazione.
Questi sono comunque cambiamenti che uno accetta di fronte a quello che il Tour offre, ci si adatta. Questo è quello che dovrebbe fare un giocatore interessato al circuito.

TGM esports: Sicuramente in quanto ad adattabilità tu sei un ottimo esempio. Sei arrivato anche a un passo dall’accedere alla finale de TWT 2017!
Ghirlanda: Mi sarebbe bastato entrare in top 16 per qualificarmi, un risultato quasi matematico. A causa di impegni lavorativi non sono potuto andare al Regional di Parigi e, per soli 5 punti, non ho potuto partecipare alla finale. È stato un grandissimo rammarico, sia in termini di visibilità italiana che personale.

ghirlanda
Dopo la mancata finale, Ghirlanda si è consolato con un incredibile Top 32 all’EVO Japan 2018.

TGM esports: Qual è l’attuale livello di Europa e America?
Ghirlanda: Penso che le due regioni abbiano un livello praticamente paritario, al momento. Anche se, onestamente, io non temo nessun americano. All’EVO Japan ho eliminato l’ultimo ancora in gara: P.Ling, la Ling più forte degli USA. Hanno dei giocatori incredibili, soprattutto Jimmyjtran o Shadow, che ultimamente sta diventando un fenomeno con Claudio, ma non ho paura di loro.
È diverso rispetto ai tempi di Tekken Tag 2 o Tekken 6, quando il livello americano era molto più alto di quello europeo, ora ce la possiamo giocare.
Gli europei sono migliorati grazie a Tekken 7, per via di diversi fattori: il gioco, da un lato, è più semplice, è più facile da studiare. Ci sono più possibilità di diventare forti, anche se le meccaniche sono simili a quelle dei capitoli precedenti.
Senza contare poi la presenza di Tissuemon sul territorio italiano, che ha alzato incredibilmente il livello almeno della nostra nazione.

TGM esports: Pensi che le nuove meccaniche introdotte nel 7 abbiano avvicinato più giocatori, magari provenienti da altri picchiaduro?
Ghirlanda: Secondo me sì. Conosco personalmente degli ex giocatori di Injustice che sono passati a Tekken. Il gioco è bello da vedere, è divertente e segue regole abbastanza precise, quindi si riesce a governare molto meglio rispetto al precedente capitolo.
Questa sua semplicità lo ha sicuramente aiutato a raggiungere un pubblico più vasto, rispetto soprattutto a Tekken Tag 2 che, pur essendo molto bello, era altrettanto difficile da imparare per un neofita.

TGMesports: Chiudiamo parlando proprio di alcune di queste nuove meccaniche. Ti è piaciuta l’inclusione di rage drive e rage art in Tekken 7 ?
Ghirlanda: Sì, hanno introdotto un sacco di varianti. Si può giocare molto di più sui mind-game, perché comunque una rage art che entra è una previsione. Le rage drive offrono un incredibile aumento della fase offensiva del personaggio anche se sono tanto diverse tra loro, una cosa molto bella secondo me perché offrono varietà al gioco.
Tekken, così, è anche molto più bello da vedere. Lo slow motion delle rage art, in particolar modo, aiuta tanto a rendere il gioco più gradevole per gli spettatori!

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Altre info su Erica Mura

Dopo aver terminato i suoi studi in giornalismo continua a stare ore a giocare al PC, ma con meno sensi di colpa. Adora i videogame perché ama immergersi nelle atmosfere magiche di qualsiasi mondo fantasy - da Lordran a Runeterra, da Atreia alla Sardegna. Dal cibo, sua altra grande passione, ha portato all'interno delle sue esperienze videoludiche la predilezione per il sale.

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