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Le Iene, gli esports e la superficialità tradizionalista

Martedì 29 Ottobre, su Italia 1 è stato trasmesso, all’interno del programma “Le Iene“, il servizio realizzato da Nicolò De Devitis dedicato al mondo degli esports realizzato durante la Milan Games Week. L’inviato ha intervistato alcuni tra i più famosi giocatori italiani, tra cui Jiizuke e Principe.
Quello che sarebbe potuto diventare un servizio che metteva in luce i vari aspetti delle competizioni videoludiche, è diventato l’ennesimo esempio di disinformazione.

Le immagini e le interviste realizzate anche a soggetti del tutto fuori contesto dal mondo degli esports sono soltanto la punta di un iceberg.
Un contesto in cui l’obiettivo dell’inviato è quello di mistificare la realtà ed inserire il tutto all’interno di una sola visione.

Come ti cambio la realtà

L’intento dell’inviato delle “Iene” non era quello di creare un ponte tra il telespettatore medio e questo nuovo universo, ma di mettere nuovamente l’accento su un concetto tante volte sentito, quello della “dipendenza dai videogiochi”. Per farlo, De Devitis parla della causa legale che alcuni genitori canadesi stanno portando nei confronti di Fortnite e del caso Herzog, di cui abbiamo parlato in altre sedi.
Elementi che, assieme alle domande dell’inviato non propriamente chiare, creano una realtà distorta dell’universo videoludico e, in particolar modo, quello delle sue competizioni.
Una scelta, quella di Italia 1, che va in contrasto a ciò che abbiamo visto non più tardi di tre mesi fa. In quell’occasione, Italia 2, canale gemello di uno delle tre ammiraglie Mediaset, aveva trasmesso in diretta l’ultimo match delle FIFA Global Finals.

Generalista Superficiale

Il servizio delle Iene, rappresenta l’ultimo caso, in ordine cronologico, di come i media tradizionali trattano argomenti particolari in modo superficiale. Il mondo dei videogiochi e degli esports appaiono sempre più al telespettatore medio come un qualcosa di dannoso, una fonte di pericolo verso i propri figli.

Una spirale iniziata anni orsono e che, in Italia, ha trovato il suo avvio nel servizio di Pablo Trincia del 2015 per AnnoUno. In tale occasione e dopo la messa in onda del servizio, lo stesso Trincia se ne dissociò.
Il freelancer ha usato come chiave di rottura il voler, da parte dell’emittente, dare in pasto all’opinione pubblica la sensazione che i videogiochi siano dannosi.

Altre info su Giuseppe Bortone

Nato in terra di lavoro (fiero di essere terraiuolo! ) cresciuto a pane, arcade e i programmi della Gialappa's (e ancora oggi li seguo) Nel corso degli anni una nuova passione è entrata nel suo percorso , la musica russa ( e non chiedete il perchè)

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